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Tubercolosi, malattia infettiva causata dal Mycobacterium tuberculosis


La tubercolosi è una malattia relativamente rara in Italia. Il quadro epidemiologico è però molto diverso nei Paesi dell'Europa dell'Est e in Africa, Asia, America latina, ove l'incidenza di tubercolosi continua in alcuni casi ad aumentare e si accompagna alla comparsa e alla diffusione di micobatteri multiresistenti ai farmaci.

La tubercolosi può essere sconfitta con cure appropriate e, soprattutto, con la diagnosi precoce delle persone malate, cioè con tubercolosi attiva e quindi infettiva.
Una diagnosi precoce consente di adottare gli opportuni interventi terapeutici e di ottenere la guarigione.

L’esame preliminare più diffuso, per diagnosticare una forma tubercolare, è il test della tubercolina. La reazione positiva a questo test indica che il sistema immunitario è già venuto a contatto con il batterio della tubercolosi.
Se la tubercolina è positiva, bisogna accertare o escludere una malattia attiva soprattutto nei polmoni e a tale fine si esegue una radiografia del torace.
Una radiografia positiva di regola svela la presenza della malattia, una radiografia negativa di regola la esclude; un importante metodo diagnostico, più approfondito, è l’esame diretto dell’espettorato.

La tubercolosi è una malattia infettiva causata dal Mycobacterium tubercolosis o Bacillo di Koch, dal nome del medico tedesco che lo scoprì nel 1882.
E’una malattia che può colpire qualsiasi organo, ma che predilige l’apparato respiratorio ed in particolare i polmoni.

La malattia viene trasmessa prevalentemente per via aerea attraverso le goccioline emesse con la tosse: le condizioni più favorevoli alla trasmissione sono costituite dai luoghi chiusi, condivisi dal malato e dai suoi conviventi, per un tempo abbastanza prolungato. I componenti della famiglia che vivono nella stessa abitazione sono classificati come contatti stretti, così come gli studenti e professori di una stessa classe o coloro che condividono nell’orario di lavoro lo stesso ufficio.
La probabilità di acquisire l’infezione dipende però da diversi altri fattori, come l’eliminazione del microrganismo da parte del soggetto ammalato, la quantità di bacilli emessi, e anche dalle caratteristiche individuali delle persone esposte.

Il polmone rappresenta la via di ingresso del bacillo tubercolare nel 98% dei casi. Altre vie sono rappresentate dalla ingestione di latte contaminato dal Mycobacterium bovis ( agente che causa la mastite tubercolare dei bovini ed è anche patogeno per l’uomo ), dalla via urinaria e cutanea.
La tubercolosi non si trasmette con gli indumenti, lenzuola, con una stretta di mano, facendo uso di piatti o posate.

Dal momento dell’avvenuta penetrazione nell’organismo umano del bacillo, allo sviluppo di una reazione positiva alla tubercolina può trascorrere un periodo variabile dalle 2 alle 12 settimane.
Il rischio di malattia è più elevato nei 6 mesi dopo l’infezione e resta alto per 2 anni, anche se il periodo di tempo può essere superiore.
Il 5-10% degli adulti immunocompetenti infettati sviluppa una malattia clinica, nei bambini la percentuale arriva al 25-35%.
Le manifestazioni cliniche sono nella maggior parte dei casi scarse e spesso possono passare inosservate. I sintomi più frequenti sono: febbricola serale ( 37.2°- 37.5°C ), stanchezza, perdita di appetito, sudorazione notturna, tosse lieve ma frequente ( nel caso la malattia interessi il polmone ), con emissione di catarro bianco-giallastro spesso striato di sangue, disturbi della minzione ( nel caso siano interessati i reni ), disturbi intestinali ( nel caso sia colpito l’intestino ).

I farmaci che hanno mostrato efficacia sono: Isoniazide, Rifampicina, Pirazinamide, Etambutolo, Streptomicina.
La terapia ha un duplice scopo: ottenere la guarigione del malato, ma anche bloccare le fonti di infezione rendendo il paziente non più contagioso nel giro di alcuni giorni.
Per essere efficace, la terapia deve essere assunta tutti i giorni alla posologia corretta per un periodo di tempo piuttosto lungo.
I pazienti che decidono di interrompere la terapia appena avvertono di sentirsi meglio, quelli che per dimenticanza o altri motivi assumono le medicine irregolarmente e non alle dosi corrette possono andare incontro a una recidiva di infezione e a insorgenza di resistenza ai farmaci.

L’OMS ( Organizzazione Mondiale della Sanità ) ritiene inoltre che il 3.7% di tutti i nuovi casi di tubercolosi nel mondo e il 20% dei casi di tubercolosi già in corso di trattamento sia multiresistente ai farmaci.
Si parla di tubercolosi multiresistente ( MDR-TB ) quando esiste una resistenza simultanea ad almeno due dei principali farmaci di prima linea, Isoniazide e Rifampicina.
Esiste anche la tubercolosi estensivamente resistente ai farmaci ( XDR-TB ), quando si instaura resistenza anche a tutti i fluorochinoloni e ad almeno tre dei farmaci di seconda linea iniettabili ( Capreomicina, Kanamicina e Amikacina ).

Nel corso degli ultimi anni, l’EMA ( European Medcines Agency ) ha approvato due nuovi farmaci antitubercolari: Bedaquilina ( Sirturo ) e Delamanid ( Deltyba ).
Questi farmaci trovano indicazione in associazione con altri medicinali antitubercolari nel trattamento dei pazienti adulti con tubercolosi polmonare multiresistente ai farmaci ( ossia resistente perlomeno a Isoniazide e Rifampicina ). ( Xagena Medicina )

Fonte: MediExplorer.it http://mediexplorer.it/


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