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Pembrolizumab, efficacia come prima linea nei tumori del testa-collo recidivati o metastatici


Lo studio di fase III KEYNOTE-048 ha dimostrato che Pembrolizumab ( Keytruda ), un inibitore del checkpoint immunitario, somministrato in prima linea, ha migliorato del 39% la sopravvivenza globale nei pazienti con carcinoma a cellule squamose della testa e del collo, recidivato o metastatico, ed elevata espressione di PD-L1 e, associato alla chemioterapia ha prodotto un vantaggio di sopravvivenza del 23%, indipendentemente dall’espressione di PD-L1, rispetto all'attuale standard di trattamento.

Lo studio di fase III, randomizzato, ha confrontato l’efficacia di Pembrolizumab in monoterapia o associato alla chemioterapia ( Carboplatino o Cisplatino più 5 Fluorouracile ).

La monoterapia con Pembrolizumab ha migliorato del 39% la sopravvivenza globale nei pazienti con tumori PD-L1-positivi con CPS ( Combined Positive Score ) maggiore o uguale a 20, e del 22% in quelli CPS maggiori o uguali a 1, rispetto all’attuale standard di trattamento ( regime chemioterapico EXTREME a base di Cetuximab più Carboplatino o Cisplatino più 5 Fluorouracile ).

Pembrolizumab associato alla chemioterapia ( Carboplatino o Cisplatino più 5 Fluorouracile ) ha inoltre dimostrato un vantaggio di sopravvivenza del 23% rispetto al trattamento EXTREME, a prescindere dall’espressione di PD-L1.

Non sono state riscontrate invece differenze nella sopravvivenza libera da malattia ( PFS ), altro endpoint primario dello studio. ( Xagena )

Fonte: ESMO - European Society of Medical Oncology Congress, 2018

XagenaHeadlines2018


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